“Chiediamo alla Regione Basilicata di convocarci il prima possibile o sarà mobilitazione”. È questo il messaggio lanciato oggi agli Stati generali della cooperazione sociale che si sono svolti a Potenza e promossi dall’Osservatorio paritetico regionale su appalti e accreditamenti territoriali, composto da sindacati di categoria, organizzazioni della cooperazione sociale operanti in regione, Federsolidarietà Confcooperative, Legacoopsociali e Agci. L’Osservatorio regionale è stato istituito a maggio 2024 secondo quanto previsto dall’art.9 bis del Contratto collettivo nazionale del lavoro delle cooperative sociali 2023 – 2025 e ha lo scopo di vigilare sulla corretta applicazione dei contratti negli appalti della pubblica amministrazione a tutela delle professionalità e delle retribuzioni.
In occasione degli Stati generali, il mondo sindacale e della cooperazione sociale hanno presentato un documento programmatico condiviso e sottoscritto anche dalle organizzazioni sindacali confederali di Cgil, Cisl e Uil Basilicata, che sarà sottoposto all’attenzione di enti e istituzioni: Regione, Comuni, aziende sanitarie e Ambiti territoriali.
“Il documento – hanno spiegato la presidente dell’Osservatorio, Giuliana Scarano e il vicepresidente, Michele Plati – non nasce da una sola parte. Lo scrivono insieme chi rappresenta le cooperative sociali e chi rappresenta i lavoratori: educatori, oss psicologi, assistenti sociali, animatori, amministrativi. Due punti di vista che normalmente, nelle relazioni industriali, restano distinti — a volte persino contrapposti — e che qui invece convergono perché il problema che hanno davanti è lo stesso: un sistema di finanziamento pubblico che non tiene il passo con i costi reali del lavoro e dei suoi aggiornamenti e dei servizi.
Quando un contratto nazionale aumenta i salari e nessuno aumenta le tariffe che pagano quei salari, cooperative e lavoratori finiscono dalla stessa parte del problema, anche se con interessi diversi: l’impresa sociale rischia di non reggere, il lavoratore rischia di non vedere applicato ciò che gli spetta. È da questa constatazione condivisa che nasce la scelta di scrivere una piattaforma comune, piuttosto che due documenti separati, anche con l’obiettivo e la speranza di avviare la riflessione su di un contratto integrativo moderno che integri e rafforzi il contratto collettivo nazionale della Cooperazione sociale. La Regione Basilicata e le aziende sanitarie in tutte le loro articolazioni, i Comuni e gli ambiti non possono e non devono rimanere inerti”.
Per l’Osservatorio “il lavoro nei servizi sociali costa e va pagato per intero.
Il CCNL delle Cooperative Sociali prevede aumenti retributivi che i lavoratori hanno conquistato e che sono giusti. Le cooperative non li contestano: li devono applicare, e in larga parte li applicano. Il problema è a monte. Le tariffe che Regione, Comuni e Aziende Sanitarie riconoscono per ogni servizio sono ferme, mentre il costo del lavoro che quei servizi richiedono è salito.
La conseguenza ricade su entrambi i lati del rapporto di lavoro. Le cooperative, per reggere, riducono il personale, tagliano le ore, rimandano gli investimenti o intaccano riserve che non sono infinite. I lavoratori, dal canto loro, vedono il proprio salario eroso dal mancato adeguamento di indennità accessorie, vivono in cooperative sempre più fragili dal punto di vista finanziario e occupazionale, e in alcuni casi assistono a ritardi nei pagamenti che nessun contratto nazionale può evitare se manca la copertura finanziaria a monte. Chiediamo congiuntamente che ogni adeguamento contrattuale del CCNL trovi corrispondenza automatica e immediata nelle tariffe pubbliche. Non si tratta di una richiesta tecnica: è la condizione minima perché il contratto nazionale non resti lettera morta in Basilicata”.
Criticità sono state espresse anche sulla delibera di giunta regionale 194 del 2017 sul manuale di accreditamento, “che genera precarietà interpretativa e la precarietà normativa diventa precarietà lavorativa. La dgr 194 – si legge nel documento – è una norma tecnica, ma le sue conseguenze sono tutt’altro che astratte. Quando un atto regionale si presta a letture diverse, sono gli organismi di vigilanza a decidere, spesso in modo non uniforme tra un territorio e l’altro. Per le cooperative significa muoversi senza certezze; per i lavoratori significa vedere la propria organizzazione costretta a riorganizzazioni improvvise, sospensioni di attività, contenziosi che assorbono energie e risorse che dovrebbero andare ai servizi e alle persone.
Un confronto su questo testo è stato avviato dal dipartimento della Salute della Regione Basilicata, ma si è fermato dopo un solo incontro. Da allora nessun seguito, nessuna bozza corretta, nessun calendario di lavoro. Le ambiguità restano tutte sul tavolo, e a pagarne il prezzo sono, ancora una volta, chi gestisce i servizi e chi ci lavora.
Chiediamo che il confronto riprenda con un metodo diverso: incontri programmati, scadenze definite, e l’impegno a produrre un testo corretto entro un tempo certo, non un’ulteriore riunione senza esito”.
Un focus poi sulle rette per i minori, che “non bastano a pagare chi se ne prende cura. Dietro ogni retta troppo bassa per una Comunità per minori c’è un educatore che lavora con un carico di responsabilità enorme e una retribuzione che non lo riflette, e c’è una cooperativa che deve scegliere se ridurre il personale, rinunciare alla formazione, o chiudere il servizio. La Basilicata si colloca tra le ultime regioni italiane per livello delle rette in questo settore, e la distanza dalle altre regioni si è ampliata negli anni, mentre gli obblighi contrattuali e normativi sono aumentati.
Le persone che lavorano in queste strutture non sono intercambiabili: la continuità della relazione educativa con un minore in difficoltà è essa stessa parte della cura. Un turnover alto, causato da condizioni di lavoro insostenibili, danneggia direttamente i ragazzi accolti. Le cooperative, dal canto loro, non possono continuare a operare sapendo che ogni euro di costo aggiuntivo, contrattuale o normativo, non trova alcuna corrispondenza nella retta riconosciuta. Facendo seguito alle innumerevoli rassicurazioni, chiediamo un adeguamento immediato delle rette che tenga conto sia del costo pieno del lavoro qualificato richiesto da queste strutture, sia degli oneri organizzativi e di sicurezza previsti dalla normativa, con una revisione automatica ogni volta che cambiano le condizioni contrattuali”.
Quanto alla non autosufficienza, per l’Osservatorio questa “è lasciata alle famiglie e a chi lavora senza una rete di sostegno. In assenza di un sistema regionale strutturato per la non autosufficienza, l’assistenza agli anziani e alle persone con disabilità grave ricade su due soggetti: le famiglie, che si fanno carico di tutto ciò che il pubblico non garantisce, e gli operatori delle cooperative, che intervengono spesso in condizioni di emergenza permanente, senza una programmazione che permetta di organizzare turni, formazione e continuità assistenziale.
Un tavolo è stato convocato una sola volta su questo tema, e da quell’incontro non è derivata alcuna misura. Né un fondo, né una delibera, né un cronoprogramma. Le famiglie restano sole, gli operatori restano senza strumenti, e le cooperative restano l’unico argine disponibile a un bisogno che cresce. Chiediamo l’istituzione di un fondo regionale dedicato, con una programmazione pluriennale costruita insieme a cooperative, sindacati e associazioni dei familiari, e un tavolo permanente — non occasionale — che traduca gli impegni in atti concreti”.
Altra questione riguarda gli Ambiti territoriali, che “non riconoscono più i costi reali dei servizi. Gli ambiti dovrebbero essere lo strumento con cui i territori finanziano i servizi alla persona in modo equo e sostenibile. Nella pratica, le tariffe che ne derivano sono spesso calcolate su parametri vecchi, che non considerano gli aumenti contrattuali intervenuti negli ultimi anni né la crescita dei costi di gestione. Le cooperative erogano servizi sapendo già, al momento dell’affidamento, che il corrispettivo non copre il costo pieno del lavoro.Per i lavoratori, questo si traduce in organizzazioni cronicamente sottocapitalizzate, contratti a termine che si rinnovano di anno in anno senza stabilizzazione, e un costante rischio di interruzione del servizio quando il finanziamento si esaurisce prima della fine dell’anno. Chiediamo uno stanziamento aggiuntivo straordinario destinato specificamente a colmare il divario tra tariffe storiche e costo reale del lavoro, e l’avvio di una revisione strutturale dei criteri di finanziamento degli Ambiti, che recepisca stabilmente gli adeguamenti contrattuali futuri”.
Per sindacati e associazioni della cooperazione sociale i “servizi socio-sanitari e socio-assistenziali sono una rete di servizi che ha bisogno di regole certe. Cooperative e lavoratori condividono la stessa preoccupazione: un sistema costruito su elementi di incertezza e un ricorso eccessivo alle proroghe sempre legate a prezzi vincolati alle originarie condizioni non può garantire sostenibilità aziendale e continuità occupazionale e retributiva a chi ci lavora. Due interventi sono necessari e collegati tra loro.
Dare seguito alle gare già concluse
Quando una procedura di gara si conclude, l’affidamento deve diventare operativo nei tempi previsti. Invece accade che le cooperative aggiudicatarie restino per mesi in attesa della formalizzazione del contratto, mentre proroghe provvisorie tengono in piedi una situazione instabile. Per i lavoratori questo significa contratti che non vengono rinnovati con chiarezza, incertezza sulla propria collocazione, impossibilità di programmare la propria vita personale e professionale.
Chiediamo che la Regione, le Aziende Sanitarie e tutti gli Enti committenti e le stazioni appaltanti diano esecuzione tempestiva agli esiti delle gare, senza ricorrere a proroghe indefinite che non contengono né gli adeguamenti ISTAT riconosciuti per legge, né gli adeguamenti contrattuali e salariali .
Riconoscere chi ha investito in strutture e personale.Alcune cooperative hanno destinato risorse consistenti all’adeguamento delle strutture e alla formazione di personale specializzato, seguendo le indicazioni della programmazione sanitaria regionale e le indicazioni della delibera di giunta regionale 12/18. Quegli investimenti vanno tutelati sin dalla fase della programmazione. Inoltre il personale specializzato spesso formato negli anni, è un patrimonio che rischia di disperdersi se le organizzazioni che lo hanno costruito non vengono messe nelle condizioni di continuare a operare, in questo senso diventa prioritario un’attenzione particolare alla organizzazione dei servizi nelle strutture, alla corretta distribuzione del personale sia rispetto alle mansioni sia rispetto alla copertura dei turni”.
L’Osservatorio chiede inoltre “mappe dei fabbisogni e convenzionamenti contro l’emigrazione sanitaria. Le strutture che hanno ottenuto o stanno completando l’accreditamento ai sensi della delibera di giunta regionale 167/2020, devono essere convenzionate sulla base di nuove mappe dei fabbisogni che innanzitutto devono essere adottate e adottate con criteri di realismo. Il convenzionamento non deve essere un atto burocratico: è lo strumento che sulla base delle esigenze dei territori, definisce le condizioni economiche e organizzative dell’erogazione del servizio, garantisce ai pazienti la continuità delle cure, alle strutture la sostenibilità gestionale, ai lavoratori la certezza del rapporto di lavoro. Lavorare in assenza di atti convenzionali aggiornati, significa operare in condizioni di precarietà strutturale incompatibile con la qualità della cura, paradossalmente incentivando l’emigrazione sanitaria. Chiediamo alla Regione Basilicata e alle aziende sanitarie di definire un cronoprogramma preciso per l’adozione delle nuove mappe dei fabbisogni e il conseguenziale convenzionamento di tutte le strutture in possesso dei requisiti e ovviamento non solo dichiararlo ma anche rispettarlo”.
Per l’Osservatorio il documento rappresenta “un’alleanza, non una somma di rivendicazioni.Le cooperative sociali e i lavoratori del settore non sempre condividono lo stesso punto di vista: su orari, su carichi di lavoro, su organizzazione interna, le posizioni possono legittimamente divergere. Ma su questi sette temi non c’è divergenza, perché il problema di fondo è lo stesso per entrambi: un sistema pubblico che non finanzia adeguatamente i servizi che richiede, scaricando il costo su chi quei servizi li organizza e su chi ci lavora dentro.Per questo motivo abbiamo scelto di parlare con una voce sola. Non chiediamo che la Regione Basilicata scelga tra sostenere le imprese o tutelare i lavoratori: chiediamo che riconosca che sostenere le une significa, in questo settore, tutelare gli altri, perché senza cooperative solide non c’è lavoro stabile, e senza lavoratori adeguatamente retribuiti non c’è qualità dei servizi. Restiamo disponibili, come sempre, al confronto. Ma chiediamo che il confronto produca atti, scadenze e risorse — non solo incontri.
Riteniamo di sottolineare soprattutto il tema della necessità di valorizzare il socio assistenziale oltre che il socio sanitario – hanno concluso Scarano e Plati – La situazione è veramente grave rispetto alla carenza di personale, alla carenza di risorse e rispetto alla necessità di garantire una qualità dei servizi alle persone fragili. Per cui la nostra azione è quella non di reclamare risorse in maniera fine a se stessa ma di cominciare a puntare l’attenzione sulla prevenzione di problematiche che avrebbero ricadute anche sul sistema sanitario”.
Potenza, 22 Luglio 2026


