Riduzione degli organici e cambiamenti nella tipologia contrattuale. È questa la situazione del personale nei Comuni della Basilicata che emerge dagli ultimi dati disponibili. Nel 2024 i dipendenti comunali in Basilicata sono pari a 2.647 unità, a cui si aggiungono 19 dirigenti e 36 segretari comunali, per un totale complessivo di 2.702 addetti. Sono numeri che descrivono un sistema amministrativo sottodimensionato, con un’evidente carenza di figure apicali necessarie per garantire coordinamento, efficienza e capacità decisionale.
Preoccupante è sicuramente l’evoluzione dell’organico nei piccoli Comuni: tra il 2013 ed il 2024 il personale stabile è crollato da 1.803 a 1.094 unità, segnando una riduzione del 39,3%. Un vero e proprio svuotamento che colpisce in particolare le realtà più fragili del nostro territorio.
A questa contrazione si accompagna una crescita significativa del lavoro part-time, passato dall’11,9% al 30,4%. Un aumento che non rappresenta una scelta organizzativa irreprensibile, ma piuttosto il segnale di una gestione emergenziale delle risorse umane che rischia di compromettere la continuità e la qualità dei servizi pubblici. D’altronde, nel rapporto dipendenti comunali – abitanti, la Basilicata si colloca nella parte bassa della classifica, al quart’ultimo posto, con 5 dipendenti ogni 1.000 abitanti. Un dato per tutti: nei comuni della Valle d’Aosta questo valore è prossimo alle 10 unità.
Anche la composizione contrattuale evidenzia un sistema in affanno: per i dipendenti, accanto ad una base di lavoratori a tempo indeterminato pari a 2.405, cresce il ricorso a rapporti di lavoro flessibile (nello specifico 233), sinonimo dunque di una difficoltà cronica nel programmare e stabilizzare il personale. Per i dirigenti invece sono 12 i contratti a tempo indeterminato e ben 7 a tempo determinato.
Per noi della FPCGIL, il quadro che emerge è chiaro: i Comuni della Basilicata stanno perdendo capacità amministrativa: meno personale, meno stabilità e meno dirigenti significano inevitabilmente servizi più deboli per cittadini ed imprese. I dati dimostrano che non siamo davanti ad una fase temporanea, ma ad un progressivo indebolimento strutturale dove i nostri Comuni si trovano a gestire funzioni sempre più complesse con risorse umane insufficienti e sempre più frammentate.
Il rischio concreto è quello di un ulteriore deterioramento dei servizi pubblici e di un allontanamento delle istituzioni dai cittadini. Per questo chiediamo con urgenza un cambio di rotta: investire nel personale degli enti locali non è una spesa, ma una condizione essenziale per la tenuta sociale ed economica della Basilicata.
Ecco perché non abbiamo firmato lo scorso contratto delle Funzioni locali. Un aumento del 6% in presenza di un’inflazione del triennio al 16% vuol dire essere lontanissimi dal recupero del costo della vita. È così che si investe nell’attrattività dell’amministrazione pubblica? Non ha senso, poi, meravigliarsi se i concorsi pubblici, soprattutto nelle funzioni locali, comparto che ha uno storico divario con gli altri della PA, hanno sempre meno appeal e i neoassunti lasciano le amministrazioni dopo poco tempo.
L’auspicio è che il prossimo rinnovo contrattuale, che si apre oggi con il primo incontro in Aran, segni un decisivo cambio di passo, sia a livello economico che normativo: che si arrivi bene e presto, proprio in quest’ordine, a sottoscrivere un nuovo CCNL. In gioco ci sono la dignità del lavoro pubblico e i diritti dei cittadini.
Segretaria generale Fp Cgil Potenza Giuliana Scarano


