CALCOLA QUANTO PRENDERAI DI PENSIONE!!

E’ sempre più incalzante il ritmo e la sovrapposizione degli interventi di correzione del sistema previdenziale. L’impianto dell’ennesimo intervento, introdotto dall’art 24 del Decreto-Legge 201/2011 e convertito con modificazioni dalla Legge 214/2011 (cioè il decreto Salva Italia a firma Monti – Fornero), introduce notevoli novità sia sul breve, sia sul lungo orizzonte temporale. Il peso specifico di quest ultima “riforma” si evince molto chiaramente dall’obiettivo di risparmio che si pone: circa 20 miliardi all’anno a regime dal 2018 in poi. Per conseguire questa intensità si fa ampio uso della leva di maggiore efficacia, il dilazionamento dell’ingresso in pensione.

Anche se in alcuni casi elementi delle vecchie norme sono abrogati, sulle linee prncipali le nuove norme si sommano ai precedenti provvedimenti, in particolare a quello della Legge 122/2010 che aggancia i requisiti minimi di accesso alle pensioni alla speranza di vita rilevata periodicamente. Come abbiamo sottolineato più volte, queste recenti tendenze di implementazione di norme auto regolanti ai fini della sostenibilità, rendono il sistema previdenziale molto variabile nelle prestazioni da generazione a generazione, sia in termini di età di accesso alla pensione, sia in termini di redditività e tasso di sostituzione. Anche se l’auspicio generale è che la recente riforma sia un provvedimento di ampia durata, il modo in cui è congeniata rende la norma intrinsecamente variabile nel tempo e implica aspettative diversificate sul piano inter generazionale.

Cerchiamo di delineare sinteticamente e per punti le misure principali e circoscrivere l’esposizione all’essenziale per non perdere il filo nel raffronto con la situazione di partenza.

1 – Sono state abolite le finestre di uscita in pensione, quelle che posticipavano di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi l’effettivo pensionamento dalla data di maturazione dei requisiti minimi. La misura rende giustizia di un meccanismo subdolo di incremento occulto dei requisiti. Abbiamo citato in anticipo questo provvedimento minore in quanto spiega il perché di alcuni incrementi dei requisiti di età e di anzianità nel nuovo testo e che non sono altro che la resa esplicita del meccanismo delle finestre. Ovviamente dal 2012 si torna al passato, la decorrenza della pensione scatta dal primo del mese successivo alla data di maturazione dei requisiti.

2 – Sono garantiti i diritti di accesso ai trattamenti pensionistici per tutti coloro che hanno già maturato i requisiti della normativa precedente, entro il 2011. Inoltre sono previste clausole di salvaguardia per coloro che si trovano in mobilità, che hanno avuto accesso alla contribuzione volontaria, ecc.

3 – Il requisito minimo per ottenere la pensione di vecchiaia è portato a 66 anni di età e 20 anni di contribuzione accreditata. Vige dal 2012 per tutti gli uomini e per le donne del pubblico impiego. Entra a regime nel 2018 e per le donne del settore privato. Il periodo transitorio di elevazione del requisito di età solo per le donne è il seguente:

anno dipendenti autonome
2012 62 63,5
2014 63,5 64,5
2016 65 65,5
2018 66 66

L’accesso alla pensione di vecchiaia si può procrastinare fino al 70° anno di età e fruire in tal modo di un miglior coefficiente di calcolo delle quote di pensione contributiva (dato che è commisurato alla speranza di vita del pensionando).

4 – Solo per chi aderisce al sistema contributivo puro, cioè chi è entrato nell’universo della previdenza obbligatoria dopo il 31/12/95, la pensione di vecchiaia deve risultare di importo superiore al valore di 1,5 volte l’Assegno Sociale 2012, rivalutato negli anni successivi con l’andamento medio del Prodotto Interno Lordo. All’età di 70 anni il requisito minimo di anzianità necessaria al pensionamento viene ridotto da 20 anni a soli 5 anni e decade il vincolo sull’importo rispetto all’Assegno Sociale.

5 – Sono abolite le pensioni di anzianità (quelle di quota 96 e quelle con solo 40 anni di contribuzione) e sono sostituite dalla cosiddetta pensione anticipata. Per conseguire la pensione Anticipata bisogna possedere dal 2014:
41 anni e 3 mesi se donne
42 anni e 3 mesi se uomini

l’incremento di questo requisito dall’analogo di anzianità pari oggi a 40 anni (che poi sono 41 o 41 e 6 mesi tenendo conto dell’attuale finestra di uscita) è graduale nei primi due anni: per il 2012 sono 2 mesi in meno, per il 2013 un solo mese in meno rispetto ai sopracitati limiti vigenti dal 2014.

Se la decorrenza della pensione avviene per età inferiori al 62°, sulla quota di pensione corrispondente ai contributi accreditati sino al 2011 si applica una penalizzazione di 1% per ogni anno e frazione antecedente il 62° anno di età al momento del pensionamento e un ulteriore 1% per ogni anno e frazione antecedente il 60°. Questo nuovo meccanismo dovrebbe servire a disincentivare i pensionamenti precoci anche per coloro che fanno riferimento al sistema di calcolo retributivo (che non ha alcuna proporzionalità con la speranza di vita residua del pensionato).

6 – In via eccezionale solo per i lavoratori che matureranno i requisiti (aboliti) di 35 anni di contributi e 61 anni di età e le donne che potranno vantare 60 anni di età e 20 anni di contribuzione entro il 31/12/2012, è data facoltà di ottenere la pensione Anticipata dall’età di 64 anni.

7 – Solo per chi aderisce al sistema contributivo puro, cioè chi è entrato nell’universo della previdenza obbligatoria dopo il 31/12/95, la pensione Anticipata si può ottenere anche con solo 63 anni di età e 20 anni di anzianità accreditata, ma solo a condizione che la pensione calcolata risulti pari o superiore a 2,8 volte l’Assegno Sociale 2012, rivalutato negli anni successivi con l’andamento medio del Prodotto Interno Lordo.

8 – Tutti i limiti sino a qui esposti di età e quelli di anzianità relativi alla pensione Anticipata, come anche i coefficienti di conversione del montante individuale, incorrono nel meccanismo automatico di revisione e incremento in proporzione all’allungamento riscontrato della speranza di vita, appositamente rilevato da ISTAT. Le cadenze di revisione sono nel 2013, 2016, 2019 e successivamente a frequenza biennale. Il primo incremento non può eccedere i tre mesi e quelli successivi saranno tali da maturare approssimativamente 3 anni 9 mesi di incremento alla soglia del 2050 (come si può desumere dal modello previsionale demografico ISTAT scenario centrale). Ovviamente tutti gli incrementi ad oggi sono ipotetici perché dovranno essere corroborati dalla rilevazione statistica per essere resi vigenti.

9 – A partire dal 01/01/2012 tutte le annualità contributive saranno calcolate con il sistema di calcolo contributivo. Nulla cambia per chi aveva meno di 18 anni di contribuzione al 31/12/95 (calcolo Misto o puramente Contributivo), mentre chi ne aveva di più conserva il più favorevole calcolo retributivo solo per le anzianità maturate entro il 2011. Si elemina in questo modo il limite dei soli 40 di contribuzione conteggiabile con il sistema retributivo, i soggetti che continueranno a contribuire oltre tale soglie, matureranno un incremento della pensione calcolato con il sistema contributivo per tutti gli anni post 2011.

10 – É previsto un incremento dell’aliquota di contribuzione e della rispettiva aliquota di computo per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori) che dall’attuale 20% sale a regime al 24% dal 2018.

11 – In fase di totalizzazione saranno cumulabili anche spezzono contributivi di durata inferiore ai tre anni.

12 – È data delega entro giugno 2012 per la revisione dei criteri di pensionamento delle categorie con mansioni difficoltose e usuranti (militari, autoferrotranvieri, ecc.) nell’ottica di recepire gli incrementi introdotti per gli altri lavoratori dalla manovra.

13 – ENPALS e INPDAP vengono soppressi e confluiscono in INPS

14 – Gli enti privatizzati dovranno garantire il pareggio di bilancio previsionale tecnico per un arco temporale di 50 anni. Se inadempienti oltre il 30/06/2012 scatta il sistema di calcolo prorata contributivo e una aliquota di solidarietà di 1% per 2012 e 2013.

15 – Come misura immediata di contenimento della spesa previdenziale viene bloccato l’adeguamento delle pensioni per due anni (2012 e 2013) ma solo per la quota di pensione eccedente la soglia pari a tre volte il minimo. Inoltre alle pensioni “d’oro” di importo elevato si applica un prelievo pari al 15% sulla porzione di pensione oltre 200.000 euro/anno.

Nel modello di calcolo Epheso trovano già riscontro tutti i provvedimenti qui esposti (quelli ovviamente pertinenti al modello di stima) e pertanto il suo utilizzo da modo di valutare il vero impatto quantitativo che la riforma ha su ogni tipologia di contribuente e la vera entità delle eventuali perdite.