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Aias, proclamato lo stato di agitazione

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L’Aias ha dichiarato di non essere più in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti, dovendo questo mese onorare le pendenze con Equitalia, congelate dal governo a causa della pandemia, ma che adesso sono improrogabilmente in scadenza. Non onorare questo debito, come è noto, significherebbe perdere i requisiti per poter svolgere le attività di riabilitazione. Una situazione di crisi nota anche alle istituzioni, che si trascina da tempo, esasperata dal mancato adeguamento delle tariffe, bloccate al 2009, e che ha subito una forte accelerazione negli ultimi tre anni a causa della mancata liquidazione delle spese di trasporto, dai costi aggiuntivi non riconosciuti per fronteggiare la pandemia e, soprattutto, dall’applicazione della quota del 15% a carico delle famiglie che le aziende non sono in grado di recuperare. Una situazione strutturale e congiunturale dunque che sta determinando una forte esposizione debitoria e la crisi del ”seminternato” le cui entrate non coprono più i costi. Un servizio che le due aziende intendono sospendere per poi dismetterlo perché produrrebbe solo perdite. Ciò lascerebbe decine di utenti e le loro famiglie senza assistenza con la conseguente perdita di decine di posti di lavoro. https://4da394210053c308148c149eca1ead2f.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

Le organizzazioni sindacali da tempo hanno lanciato l’allarme sulle difficoltà che vive il mondo della riabilitazione e della sanità privata, ma gli appelli sono quasi tutti caduti nel vuoto. Anche l’ultimo accordo sottoscritto nell’aprile del 2021, che prevedeva la liquidazione di un contributo sulle spese di trasporto e il riconoscimento di una quota maggiorata del tetto di spesa del 15% per i costi dei DPI è stato applicato in minima parte. La Regione, infatti, non ha dato un centesimo sulle spese di trasporto ed ha liquidato solo il 3% sul 15% previsto dalla legge regionale per far fronte alle spese aggiuntive legate al Covid.

FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, FIALS E UGL, esprimono sconcerto per quanto emerso da un incontro con i responsabili dell’Aias e hanno  sottolineato che il costo della crisi non può scaricarsi interamente sui lavoratori (che avanzano due mensilità arretrate a Melfi e Matera e ben quattro a Potenza) ed hanno chiesto alle AIAS di liquidare almeno una mensilità entro il 31 marzo. A sostegno di questa richiesta sarà organizzata, fuori dall’orario di lavoro, un presidio davanti le rispettive sedi. I sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione e si riservano di mettere in atto dure iniziative di lotta. Stigmatizzano, inoltre, l’inerzia della Regione che non ha dato seguito agli accordi sottoscritti, reiterando la richiesta di incontro urgente per trovare una soluzione immediata all’emergenza ed avviare un confronto per la soluzione dei problemi strutturali che interessano il sistema della riabilitazione e quello della sanità privata. La crisi, infatti, colpisce, in misura diversa, tutte le aziende.

Potenza, 20 marzo 2022