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Asili nido, FP CGIL: «La legge di Bilancio rischia di penalizzare i territori più fragili»

Basilicata ferma al 25,3% di copertura, sotto l’obiettivo del 33%. Servono più investimenti nei servizi pubblici e sostegno alle famiglie. Il 20 novembre sciopero generale per cambiare le priorità del Paese e rafforzare il welfare pubblico.

La Legge di Bilancio 2027, con l’articolo 121, interviene sul riparto delle risorse destinate al potenziamento degli asili nido, introducendo un meccanismo di redistribuzione delle eventuali somme eccedenti rispetto a quelle necessarie a garantire a ciascun Comune o bacino territoriale una copertura minima del 33%. La relazione tecnica spiega che, a causa della progressiva diminuzione della popolazione tra i 3 e i 36 mesi, per raggiungere questo obiettivo potrebbero essere sufficienti risorse inferiori a quelle stanziate. Le eventuali economie verrebbero quindi ridistribuite nel 2027. È proprio sui criteri di questa redistribuzione che si concentra la nostra preoccupazione. L’articolo 121 prevede che le risorse disponibili siano ripartite in proporzione alla popolazione tra i 3 e i 36 mesi, tenendo conto anche dei posti realizzati attraverso interventi edilizi avviati dal 2022 per la costruzione o l’adeguamento delle strutture. Questi posti possono essere considerati anche nei Comuni che hanno già raggiunto o superato la soglia del 33%. In questo modo, anche i territori che hanno già conseguito il livello minimo di copertura possono partecipare alla redistribuzione, senza che sia prevista una priorità esplicita per quelli che presentano i maggiori ritardi nell’offerta dei servizi. È un criterio che rischia di non rispondere alle profonde disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano il Paese. Le risorse aggiuntive dovrebbero essere indirizzate innanzitutto dove i nidi sono insufficienti e dove tante famiglie non hanno ancora accesso a questo servizio essenziale. La Basilicata, con una copertura del 25,3%, è ancora lontana dall’obiettivo minimo del 33% e ha bisogno di recuperare un ritardo significativo. La diminuzione delle nascite non può diventare il presupposto per una redistribuzione che non dia precedenza ai territori con maggiori carenze.

A confermare quanto sia urgente intervenire è il rapporto della CGIL “Nidi e servizi per la prima infanzia – Aggiornamento dati PNRR”, pubblicato nel settembre 2026. Nell’anno educativo 2023/2024, in Italia la copertura dei servizi per la prima infanzia si fermava al 31,6%, un dato ancora lontano dall’obiettivo europeo del 45% entro il 2030, con posti cresciuti negli ultimi 10 anni di appena il 5% e aumento della copertura determinato soprattutto dalla diminuzione del numero dei bambini, più che da un reale ampliamento dell’offerta. Le differenze territoriali restano profonde: il Centro raggiunge una copertura del 40,4%, il Nord-est del 39,1% e il Nord-ovest del 36,6%, mentre il Mezzogiorno si ferma al 19%. La Basilicata rientra tra le regioni che non raggiungono neppure il 33% previsto come livello essenziale delle prestazioni. Nella nostra regione, a fronte di 9.647 bambini tra zero e due anni, i posti disponibili sono complessivamente 2.488: 2.401 nei nidi, micronidi e sezioni primavera e 87 nei servizi integrativi. La copertura si ferma così al 25,3%, ben al di sotto del livello del 33% da garantire in ogni Comune o bacino territoriale entro il 2027.

A pesare sulle famiglie è anche il costo del servizio. In Basilicata la spesa media sostenuta dalle famiglie per utente è pari a 1.661 euro, a fronte di una spesa comunale di 3.775 euro. La compartecipazione delle famiglie raggiunge il 30,6%, il valore più alto a livello nazionale. La carenza di un’offerta pubblica adeguata, quindi, non limita soltanto l’accesso ai servizi, ma trasferisce una parte significativa dei costi sui nuclei familiari. Preoccupa anche lo stato di attuazione degli interventi finanziati dal PNRR. In Basilicata, a fronte di 73 progetti finanziati per potenziare i servizi per la prima infanzia, al 13 giugno 2026 ne risultavano completati appena 14, pari al 19,2%. Non basta stanziare risorse o annunciare investimenti: occorre che si traducano in strutture realizzate, posti disponibili e servizi effettivamente accessibili. Con una copertura regionale ferma al 25,3%, la priorità deve essere accelerare gli interventi e colmare il divario.

Anche le esperienze concrete sul territorio continuano a scontare ritardi. È il caso dei tre asili nido aziendali previsti presso l’AOR San Carlo, la Regione Basilicata e l’Università degli Studi della Basilicata. Dopo anni di attesa e sollecitazioni sindacali, era stata annunciata per settembre 2026 la loro attivazione, con oltre 70 posti complessivi destinati ai figli delle lavoratrici e dei lavoratori: per bambini dai 3 ai 36 mesi al San Carlo e dai 12 ai 36 mesi nelle strutture della Regione e dell’Università. Settembre è passato e, ancora una volta, di questi servizi si sono perse le tracce. Vorremmo che si accelerasse concretamente il percorso per renderli finalmente operativi. Si tratta di opportunità importanti per tante famiglie, che non possono continuare ad aspettare dopo anni di annunci e rinvii. Servono servizi aperti, personale e organizzazione.

C’è una questione di fondo che non può essere ignorata: il rapporto tra servizi per l’infanzia e natalità. La scelta di avere un figlio non dipende soltanto da bonus e incentivi economici, ma dalla possibilità di costruire un progetto di vita: lavoro stabile e dignitoso, una casa e servizi pubblici capaci di sostenere concretamente le famiglie. Gli asili nido sono parte essenziale di questa rete. Garantire servizi vicini, accessibili economicamente e con orari compatibili con il lavoro significa offrire maggiori certezze alle famiglie e impedire che la genitorialità si traduca, soprattutto per le donne, nella rinuncia al lavoro o nell’interruzione del proprio percorso professionale. Non si può chiedere alle donne di fare figli e poi lasciarle sole nella gestione della cura. Per la FP CGIL investire nei nidi significa investire nell’educazione, nell’occupazione femminile, nella parità di genere e nella natalità. Il nido è un servizio educativo fondamentale per lo sviluppo e la socializzazione dei bambini e deve essere garantito a tutti, indipendentemente dal reddito e dal Comune di residenza. La qualità dei servizi educativi passa anche dal pieno riconoscimento del lavoro. È necessario garantire l’applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, retribuzioni dignitose e il corretto e tempestivo riconoscimento degli adeguamenti contrattuali, anche nei servizi affidati in appalto, assicurando che i maggiori costi del lavoro siano recepiti nei corrispettivi riconosciuti ai gestori. Un tema particolarmente rilevante per il settore della cooperazione sociale, dove occorre garantire che gli aggiornamenti dei CCNL trovino effettiva copertura economica negli appalti pubblici. La qualità educativa non può prescindere dalla tutela dei diritti e della dignità di chi ogni giorno lavora nei servizi.

La denatalità si contrasta con politiche strutturali, non con interventi occasionali. Per questo chiediamo che le risorse siano destinate prioritariamente ai territori con minore copertura, che sia garantito il raggiungimento del 33% in ogni Comune e che la Regione Basilicata si impegni in un piano concreto di potenziamento dei servizi da zero a tre anni, attraverso investimenti nelle strutture, rette sostenibili e personale educativo e ausiliario stabile e qualificato.

La Basilicata non può perdere altro tempo. Servono scelte e investimenti capaci di trasformare le risorse in servizi concreti, garantendo a ogni bambino il diritto all’educazione fin dai primi anni di vita, senza discriminazioni legate al luogo di nascita o alle condizioni economiche della famiglia.

È anche per questo che il 20 novembre saremo in piazza con lo sciopero generale della CGIL: per chiedere un modello di sviluppo che metta al centro il welfare pubblico, i servizi, il lavoro e i diritti, senza lasciare indietro i territori più fragili.

LA SEGRETARIA FP CGIL POTENZA Giuliana Pia SCARANO

LA SEGRETARIA FP CGIL POTENZA Sandra GUGLIELMI

Potenza, 04/11/2026