POTENZA – Il disegno di legge di bilancio 2027 prevede un incremento del Fondo sanitario nazionale di 2,365 miliardi. Le Regioni avevano stimato un fabbisogno di 6,8 miliardi: la manovra ne copre appena un terzo. Considerando un’inflazione al 2,8%, servirebbero almeno 4 miliardi solo per mantenere invariato il potere d’acquisto del Fondo. Le aziende sanitarie della regione arrivano da anni segnati da rincari senza precedenti per energia, farmaci e dispositivi medici, a fronte di risorse che non riescono nemmeno a coprire i costi maturati: di fatto il finanziamento della sanità pubblica si riduce finendo per scaricare sulle famiglie e sull’intero sistema sanitario regionale un pesante sottofinanziamento.
In Basilicata la situazione della sanità pubblica ha raggiunto il livello di guardia. La carenza di risorse adeguate e l’assenza di interventi strutturali a tutela del personale rischiano di compromettere in modo irreversibile l’erogazione dei servizi sul territorio e la tenuta stessa del servizio sanitario regionale.
«Chiedere di fare di più con meno significa mettere definitivamente in ginocchio il servizio sanitario pubblico della nostra regione», dichiara Giuliana Pia Scarano, Segretaria Generale della FP CGIL Potenza. «Senza un piano straordinario di assunzioni e con organici ridotti al minimo, il carico di lavoro per i professionisti resta insostenibile. Pretendere di garantire la tenuta del sistema affidandosi unicamente a straordinari o prestazioni aggiuntive finanziate per un solo anno significa scaricare il peso di scelte politiche miopi direttamente sulle spalle degli operatori».
A fare le spese di questo quadro è la stessa riforma dell’assistenza territoriale. Le strutture realizzate tramite il PNRR, tra Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali, corrono l’effettivo rischio di trasformarsi in scatole vuote. Senza investimenti concreti per il reclutamento stabile di medici, infermieri e personale sanitario, gli sforzi e le risorse impiegate negli ultimi anni verranno vanificati, lasciando i cittadini privi dei servizi previsti. Non basta il mega concorso per infermieri di famiglia se si lascia immutato il vincolo sulla spesa storica del personale.
Intanto, aumenta il tetto di spesa per la sanità privata accreditata, senza vincoli sull’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti con le organizzazioni comparativamente più rappresentative. Nessuna risposta alle lavoratrici e lavoratori che operano nella sanità in regime di accreditamento con il servizio pubblico ai quali continuano a non essere garantiti pari dignità e condizioni retributive analoghe a quelle dei lavoratori dipendenti degli enti e delle aziende del SSN. È inaccettabile che incrementi tariffari e risorse pubbliche continuino ad affluire verso strutture che non applicano i contratti collettivi nazionali di lavoro o che li mantengono scaduti da anni disertando i tavoli dei rinnovi.
Per queste ragioni, sollecitiamo la Regione Basilicata affinché attivi immediatamente un tavolo di confronto: è indispensabile subordinare ogni incremento tariffario e l’eventuale superamento del tetto di spesa per il privato accreditato al rispetto rigoroso e all’applicazione dei rinnovi contrattuali. Si tratta di una condizione fondamentale sia per tutelare i diritti di chi lavora, sia per garantire standard di qualità elevati nell’assistenza offerta ai cittadini.
La priorità deve tornare a essere la tenuta della sanità pubblica lucana, superando i blocchi della spesa storica per consentire nuove assunzioni e fermare il rischio concreto di contrazione dei servizi sanitari sul territorio. Per sostenere queste rivendicazioni, difendere i diritti dei lavoratori e chiedere un cambio di rotta radicale, scenderemo in piazza partecipando allo sciopero generale del prossimo 20 novembre.
Potenza, 3 novembre 2026
Giuliana Pia Scarano Segretaria Generale FP CGIL Potenza


